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“L’inferno” di Dante in mostra alle Scuderie del Quirinale fino al 22 gennaio

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Rinviata, attesa, carica di aspettative, dopo l’inaugurazione del Presidente della Repubblica il 13 ottobre, si è finalmente aperta alle Scuderie del Quirinale la grande esposizione che celebra il settimo  centenario della morte di Dante, in programma fino al 22 gennaio 2022. Una mostra di dimensioni considerevoli, oltre 230 le opere provenienti da oltre ottanta raccolte, collezioni e musei italiani e stranieri, privati e pubblici, fra i più prestigiosi. Ideata e curata dallo storico e critico d’arte Jean Clair insieme alla moglie Laura Bossi, accompagnata da un bel catalogo Electa, è dedicata non a Dante o alla Commedia in generale, ma in modo specifico alla prima cantica, all’universo infernale, al peccato, al male di ieri e di oggi. Una panoramica sul passato, sull’antico e sulla società  contemporanea del poeta, ma anche sul nostro presente, sulla violenza, la sopraffazione, le ingiustizie, le guerre e le atrocità della mondo in cui viviamo.  Il curatore ha progettato un’esposizione di taglio internazionale che si muove in tutte le direzioni, sia nel tempo che nello spazio, partendo naturalmente dall’universo  dantesco.

Ogni aspetto della dimensione ultraterrena viene indagato e proposto alla meditazione del visitatore chiamato a interrogarsi sull’evoluzione storica del concetto del male e della sua condanna nell’aldilà. Si rappresenta il male e la sua persistenza,  il potere di Lucifero che attrae l’uomo con le sue tentazioni, il giudizio che condanna il peccatore a una pena che non avrà mai  fine. Senza tralasciare la topografia del mondo infernale con le sue regole. E’ una strada irta di ostacoli, che richiede al poeta il superamento di molte e difficili   prove  che condurranno però alla salvezza, fino al liberatorio “e quindi uscimmo a riveder le stelle” . ll percorso indicato da Dante, teologico, allegorico e poetico  insieme,  è dunque un invito  a guardare verso l’alto, verso l’infinito, l’assoluto, quello invocato dai filosofi e dai poeti, dai credenti e dai non credenti.  E che si ritroverà alla fine del percorso espositivo  in una serie di sale dedicate alle indagini celesti,  alla Via Lattea, alla Costellazione di Orione, alle riprese effettuate dalla Nasa, fino alle “Stelle Cadenti” di Anselm Kiefer, a “La costellazione” dipinta da Gerhard Richter.

Dante si rivolge ai contemporanei e all’umanità di ieri e di oggi indicando la strada da seguire per liberarsi dalle miserie e dagli orrori  de “l’aiuola che ci fa tanto feroci”, come si legge in un canto del “Paradiso”. La ferocia non è solo quella del tempo di Dante, né  quella degli antichi, di cui trattano gli storici e che cantano i poeti, ce n’è un’altra dei nostri giorni. La mostra  mette a fuoco la presenza del male nel mondo, anche in quello contemporaneo, tanto è vero che, ricorda il curatore,  l’ultimo capitolo s’intitola “Inferno sulla Terra”.

 Il viaggio nel regno di Lucifero ha avuto da sempre grande eco nel mondo dell’arte. La persistenza dell’immaginario dantesco in sette secoli ha ispirato schiere di artisti e poeti di stile, orientamento, formazione diversi e contrastanti. La cultura visiva europea si è nutrita, e si nutrirà ancora probabilmente,  di visioni dantesche e infernali come l’immaginario collettivo che senza rendersene conto fa riferimento costante  all’universo fantastico del Poeta.

La mostra segue la visione  del mondo ultraterreno pensato da Dante e si interroga  sull’evoluzione storica del concetto di male e della sua condanna nell’aldilà  ricorrendo al linguaggio dell’arte antica e moderna in un susseguirsi di  opere di grande pregio artistico e storico. Ad aprire la rassegna  il calco in gesso di grandi dimensioni della Porta dell’Inferno di Auguste Rodin (dal Museo omonimo di Parigi) a cui l’artista lavorò dal 1880 alla morte nel 1917 . Doveva in origine avere una classica struttura a formelle, come quella del Ghiberti, successivamente si orientò verso una composizione più libera. Nella parte inferiore Paolo e Francesca da un lato, dall’altro il conte Ugolino. Di grande impatto “La caduta degli angeli ribelli” (di Banca Intesa), sessanta figure che formano una sorta di piramide, ricavata da un unico blocco di marmo di Carrara, raffigura il combattimento fra l’esercito del bene e quello del male. Opera settecentesca attribuita prima a  Agostino Fasolato, poi a Francesco Bertos, 

Il percorso espositivo, punteggiato da testi biblici e poetici e da testimonianze di contemporanei come Boccaccio, si snoda lungo gli spazi delle Scuderie in un continuum, legando ogni sezione alla successiva tramite un’opera posizionata frontalmente, che serve da richiamo per quello che segue, quasi in crescendo. Si passa così dalla tempera su tavola “Il giudizio finale” del Beato Angelico, prestato dal Museo di San Marco di Firenze, alla “Bocca dell’Inferno”, al calco del 1913 del particolare di una facciata della chiesa francese di Saint Maurice, al terrifico “Inferno” di anonimo portoghese dell’inizio del Cinquecento, a preziosi manoscritti, codici miniati, stampe ai sali d’argento, provenienti da collezioni e musei francesi e tedeschi. Molta ricca la sezione dedicata ai viaggiatori e agli abitanti dell’inferno con dipinti di Jan Brueghel il Vecchio, Sir Thomas Lawrence e Sandro Botticelli di cui è in mostra, solo per 15 giorni, “La voragine infernale “a punta d’argento e inchiostro su pergamena,  prestito della Vaticana che ne possiede otto. A Botticelli furono commissionati cento dai Medici. Gli altri sono in Germania. 

La mostra, molto ricca di opere e di temi, ha caratteristiche tali  da rendere piuttosto difficile una  descrizione metodica. Piuttosto è meglio muoversi in ordine sparso cogliendo i tanti spunti che offre. Ad esempio la serie delle grandi stampe che Giovanni Stradano e Federico Zuccari dedicano a Dante  e alla sua opera o le illustrazioni di Gustave Doré, di Miquel Barcelò. Paolo e Francesca, per i quali il poeta non nasconde la propria vicinanza, hanno sempre attirato gli artisti come Victor Prouvé,  Ary Scheffer. Ci sono i quadri inquietanti che hanno per oggetto il diavolo e le sue metamorfosi. Vedi di Albrecht Dürer “Il cavaliere la morte e il diavolo”, il “Lucifero” con gli occhi di fuoco di Franz Von Stuck che viene da Sofia, il “Demonio” del XVIII secolo di anonimo spagnolo in legno policromo da Valladolid. Ma anche il potente “Dante e Virgilio” di William Bouguereau. Un grande olio su tela del 1850 che viene dal Musée d’Orsay di Parigi

Tentazioni e peccato rimandano alla “Tentazione di Cristo” con il calco di una formella della porta nord del Battistero di Firenze di Lorenzo Ghiberti. Ed ecco  le tante Tentazioni di Sant’Antonio di Lucas Cranach, Jan Brueghel il Vecchio, Salvator Rosa, Odilon Redon, Otto Dix, “Il peccato” di Von Stuck.

Al piano superiore si passa agli inferni domestici, ai diavoli della cultura popolare, delle fiabe  cui allude il il bellissimo teatrino dei pupi siciliani e il demonietto dal corpo perfetto che galleggia nell’aria, alla magia intesa come  codice condiviso per indagare la realtà, quando la ragione da sola non riesce a farlo.

Ma anche all’inferno in terra, l’inferno della guerra, della perdita della ragione, ecco “La pazza”di Giacomo Balla, “La sala delle agitate” all’Ospedale di San Bonifacio di Firenze di Telemaco Signorini, le “Prigioni” della serie delle Carceri d’invenzione di Giovan Battista Piranesi,  l’inferno delle acciaierie, delle “Torri Gemelle”, dei lager, dei campi di sterminio nazisti nelle testimonianze di Primo Levi e Anton Zoran Music.

 Scuderie del Quirinale – Roma  via XXIV maggio 16. 

Orario:  tutti i giorni dalle 10 alle 20.  Fino al  9 gennaio 2022. 

Informazioni: tel. 02-92897722  e  www.scuderiequirinale.it

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