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“Gli anni del Male”, la mostra al WeGil prorogata fino al 2 febbraio 2020

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Visto il grande successo ottenuto, la mostra “Gli Anni del Male 1978-1982” è stata prorogata fino al 2 febbraio 2020. La mostra ripercorre i cinque anni di vita del più importante fenomeno della satira italiana del dopoguerra ed è promossa dalla Regione Lazio e organizzata da Manafilm srl in collaborazione con LAZIOcrea, a cura di Angelo Pasquini, Mario Canale, Giovanna Caronia e Carlo Zaccagnini in collaborazione con Vincino Gallo. L’esposizione ha ottenuto il patrocinio della Federazione Nazionale della Stampa Italiana ed è stata realizzata in collaborazione con Rai Teche, Luce Cinecittà e Radio Radicale.

“Il Male” è stato la quintessenza del giornale cartaceo: coloratissimo, smontabile e rimontabile a seconda degli usi che venivano suggeriti ai lettori e ai giornalai (il più famoso era la metamorfosi in un altro giornale di cui veniva falsificata la testata). Un giornale da esposizione, che i giornalai appendevano nelle edicole e che i lettori mettevano in mostra per far cadere gli amici nella trappola dell’evento falso architettato dalla redazione. Un giornale realizzato da uno straordinario gruppo di autori: da Andrea Pazienza a Vincino, da Sergio Angese a Cinzia Leone, da Jacopo Fo a Tanino Liberatore, da Stefano Tamburini a Carlo Cagni, da Enzo Sferra a Filippo Scozzari, da Jiga Melik a Piero Lo Sardo, da Sergio Saviane a Vincenzo Sparagna, da Giuliano Rossetti a Alain Denis, Roberto Perini, Francesco Cascioli e Bruno D’Alfonso.

Il MALE è stato anche lo specchio di un’epoca straordinaria per l’Italia, un’epoca di grande creatività ma allo stesso tempo di eventi terribili che hanno segnato il lavoro satirico del giornale: gli Anni di piombo tra le BR e l’omicidio Moro, il terrorismo nero, gli attentati, gli omicidi di stato, il delitto Pecorelli, la mafia, Andreotti, Sindona, Ambrosoli e la P2.

Il percorso della mostra inizia con le gigantografie dei “falsi” – veri antesignani delle attuali fake news. Riproducendo fedelmente la grafica dei più noti quotidiani dell’epoca, gli autori del MALE intervenivano sull’attualità politica e sociale, in un vertiginoso rovesciamento della realtà, con titoli altisonanti e testi provocatori. Quei falsi dissacranti, assieme a disegni per l’epoca altrettanto scandalosi, hanno reso famoso il giornale, ma hanno causato anche denunce e processi: il MALE è stato forse il periodico più denunciato e sequestrato dal dopoguerra.

La mostra racconta anche i famosi happening de Il MALE attraverso foto, video di repertorio e l’esposizione del “busto di Andreotti”, eseguito in marmo da un abile artigiano su disegno di Angese e di Vincino.  Alcune colossali caricature d’autore introducono a una lunga carrellata dei temi principali sui quali si è esercitata la satira corrosiva del MALE, dalla politica, alla religione, al sesso. In questa sezione è ospitata anche una ricca raccolta di disegni originali.  Infine, una riproduzione della redazione fa rivivere l’atmosfera viva del giornale, come se un’animata riunione fosse da poco terminata, tra macchine da scrivere, fogli accartocciati, pennarelli, portacenere colmi e pezzi di pizza, e l’ultimo ad uscire avesse appena spento la luce.

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