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La mostra al Colosseo

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Rinviata un paio di volte,  lunedì 8 febbraio ha aperto finalmente l’ attesa mostra “Pompei 79 d. C. Una storia romana”, un’esposizione imperdibile per tutta una serie di motivi. L’argomento anzitutto, il luogo, la qualità delle opere e l’allestimento coinvolgente e scenografico realizzato da Maurizio di Puolo. Partendo dalla coincidenza temporale, il 79 d. C. data dell’eruzione di Pompei e della costruzione del Colosseo voluto dall’imperatore Vespasiano, l’architetto ha avuto l’idea di ricollocare alcune statue tra i fornici. Come  doveva essere all’inizio. A prova due sesterzi di bronzo, un rilievo della tomba degli Haterii e un acquerello del 1830  e niente altro. Una suggestiva ipotesi ricostruttiva che aggiunge fascino a una presentazione che privilegia i colori di Pompei, il rosso, il nero, l’oro.

Appena si arriva al secondo ordine del Colosseo s’incontrano le macchine da guerra usate nell’antichità, baliste, sorta di grosse balestre, catapulte utilizzate per abbattere fortificazioni e porte. Sono inattese come la ricostruzione di una nave oneraria carica di anfore, simbolo delle ricchezze  della famiglia pompeiana degli Eumachii che aveva forti legami politici, che produceva vino, anfore, navi e commerciava in tessuti. Lungo la parete si srotola la copia della Tabula  Peutingeriana, un documento antico che non ha confronti fra quelli arrivati fino a noi. L’originale, un rotolo di pergamena  lungo oltre 7 metri per 34 cm di altezza è una copia del XII – XIII secolo di un’antica carta romana ed è conservato a Vienna, alla Biblioteca Nazionale Austriaca. Rappresenta quasi tutta la terra abitabile conosciuta, circondata dal grande Oceano con i tre continenti Europa, Asia, Africa,  le tre metropoli Roma, Costantinopoli, Antiochia  e una fittissima rete stradale con l’indicazione delle distanze fra i luoghi e le stazioni di sosta. Secondo alcuni studiosi la fonte  delle notizie era la gigantesca mappa esposta in Campo Marzio da  Marco  Vipsiano Agrippa, l’architetto del Pantheon.

È la premessa di un confronto impossibile, fra Roma,  megalopoli del mondo antico e un centro minore diventato immortale dopo l’eruzione. Non una sorta di comparazione quindi, ma un’indagine sui rapporti reciproci sociali e culturali a seconda delle fasi storiche. L’incontro inizia a margine della seconda guerra sannitica quando la potenza di Roma repubblicana alla fine del IV secolo trascina nella propria orbita molte comunità campane. Nel 310 a. C. i Romani tentano  senza successo un’incursione all’interno della lega nocerina, ma due anni dopo la confederazione viene sconfitta e stipula con Roma un trattato di alleanza.

Per il piccolo centro di Pompei è l’inizio di una nuova era. Pompei cresce in abitanti e in benessere recependo i modelli che vengono dal centro del potere  e dalle sue colonie. La città vesuviana si arricchisce  per i traffici commerciali, per gli scambi favoriti dalla presenza del porto e dall’intraprendenza dei suoi armatori, per il fiorire della produzione agraria incentrata su un nuovo modello di villa produttiva, grazie anche alla disponibilità della forza lavoro rappresentata dagli schiavi. E il benessere porta al cambiamento dei consumi, delle abitudini, dei gusti. Non dissimili, anzi improntati al modello di Roma . E addirittura in competizione  con Roma per l’ostentazione della ricchezza e l’esibizione del lusso.

Organizzata da Electa, cui si deve  una serie di rassegne sulla città vesuviana e i suoi rapporti con Egitto, Greci e Etruschi fino alla riscoperta moderna nel Settecento, promossa dal Parco Archeologico del Colosseo  guidato da Alfonsin Russo, in collaborazione col Parco Archeologico di Pompei e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, curata dall’insigne professor Mario Torelli, grandissimo archeologo, recentemente scomparso (e a lui dedicata), presenta un centinaio di opere accuratamente selezionate e suddivise in tre grandi sezioni: la fase dell’alleanza, la fase della colonia romana, il declino e la fine con l’eruzione. All’interno di questo percorso viene fissata l’attenzione su due momenti particolari della storia di Pompei, l’assedio romano dell’89 a. C da parte di Silla, e il terremoto del 62 d. C.  Un capitolo è dedicato  “al secolo d’oro, il II  secolo a. C. quando Roma si apre al Mediterraneo e arriva fino alla penisola iberica, da una parte, e all’Egeo e alla Grecia dall’altra, importando oggetti, ma anche saperi, maestranze e tecnologia”, racconta Russo Direttore del Parco del Colosseo.

Fra le 100 opere selezionate ve ne sono alcune  celeberrime, come l’affresco con “Scena di rissa fra pompeiani e nocerini nell’anfiteatro di Pompei” (avvenuto poco prima  del terremoto del 62 / 63 d. C.)  dell’Archeologico di Napoli, altre meno  note ma ugualmente importanti come i “Frammenti in terracotta di fregio con cavalieri” dell’area del Foro Triangolare.  Potrebbe sembrare anomalo il ritrovamento in una domus pompeiana di una statuetta indiana in avorio della dea Lakshmi, ma è invece la prova delle relazioni della città con altri paesi e alte civiltà. L’espansione militare ed economica di Roma nel Mediterraneo (data simbolo 146 a.C distruzione di Cartagine e Corinto), si riflette  anche su Pompei che da piccolo centro portuale sannitico si trasforma in una città con terme, teatri giardini porticati, ville sontuose che rivaleggiano per lusso e arte con le regge ellenistiche. Come  la Villa dei Misteri, la Casa del Fauno di cui è in mostra il meraviglioso mosaico con fauna marina dalle minutissime tessere che fa pensare a maestranze alessandrine.  Viene dal tempietto nel quartiere dei teatri di Pompei la statua in terracotta del dio della medicina Esculapio, secondo l’identificazione di Winckemann,  dal tempio di Apollo il busto in bronzo del II sec. a. C. di Artemide – Diana saettante. Entrambi conservati all’Archeologico di Napoli. E dalla villa di Agrippa Postumo a Boscotrecase una serie di affreschi parietali con paesaggi .

Tutti ricordano l’eruzione del Vesuvio del 79 che ha consegnato all’eternità la storia di Pompei, ma non tutti sanno che quel giorno era  l’immagine di  una città non ancora uscita dal sisma che l’aveva colpita il 5 febbraio del 62 o 63 d. C. Un sisma tanto violento da abbattere le statue del foro e inghiottire un intero gregge di duecento pecore.  In mostra l’impressionante “Calco di rilievo con scena di terremoto nel Foro” dalla Casa di Lucio Cecilio Giocondo.  La città  al momento dell’eruzione aveva molti alberghi e locali dove mangiare  forse perché  c’erano  ancora operai  impegnati nei lavori di restauro.

Di grande interesse la ricostruzione a grandezza naturale di una parete della Domus sul Gianicolo. Durante i lavori per il Giubileo del Duemila vennero ritrovati, stipati in una sorta di deposito all’interno di una casa di età imperiale materiali che dovevano ornare un ambiente di rappresentanza, superfici intarsiate con marmi preziosi. Quel “dipingere col marmo” criticato da Plinio il Vecchio, status symbol  della ricchezza di una parte della popolazione di Pompei.  A chiudere  tre calchi dal Parco Archeologico di Pompei, il calco di un cane alla catena, di un uomo (donna?) e di un uomo adulto sulle scale dalla Casa di M. Fabius Rufus.

Roma Colosseo Orario: lo stesso del Parco Archeologico del Colosseo. Orario: da lunedì a venerdì 10.30 – 16.30. Fino al 9 maggio 2021.

Chiuso sabato e domenica fino a nuove disposizioni.

Informazioni: www.parcocolosseo.it 

Prevendita e visite guidate tel. 06-39967700 e www.coopculture.it

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