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“Misericordia”, Emma Dante al Teatro Argentina fino al 10 settembre

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Misericordia
scritto e diretto da Emma Dante
con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente. Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.
Edoardo Sanguineti

info e orari spettacolo
prima ore 20.00
martedì, giovedì e venerdì ore 20.00
mercoledì e sabato ore 19.00
domenica ore 17.00
lunedì riposo
durata 60’la biglietteria è aperta dal 30 agosto dal lunedì al venerdì dalle ore 11.00 alle ore 15.00
e 3 ore prima dell’inizio della replica nei giorni di spettacolo

GREEN PASS OBBLIGATORIO
Coloro che non fossero in possesso di certificazione verde Covid-19 non avranno il rimborso del biglietto. Per maggiori informazioni consulta le linee guida del Teatro di Roma.

Misericordia è una favola contemporanea che racconta la fragilità delle donne, la loro disperata e sconfinata solitudine.
Tre puttane e un ragazzo menomato vivono in un monovano lercio e miserevole. Durante il giorno le donne lavorano a maglia e confezionano sciallette, al tramonto, sulla soglia di casa, offrono ai passanti i loro corpi cadenti. Arturo non sta mai fermo, è un picciutteddu ipercinetico. Ogni sera, alla stessa ora, va alla finestra per vedere passare la banda e sogna di suonare la  grancassa.

La madre di Arturo si chiamava Lucia, era secca come un’acciuga e teneva sempre accesa una radiolina. La casa era china ‘i musica e Lucia abballava p’i masculi! Soprattutto per un falegname che si presentava a casa tutti i giovedi. L’uomo era proprietario di una segheria dove si fabbricano cassette della frutta, guadagnava bene ma se ne andava in giro con un berretto di lana e i guanti bucati. Lo chiamavano “Geppetto”. Alzava le mani. Dalle legnate del padre nasce Arturo e Lucia muore due ore dopo averlo dato alla luce. Nonostante l’inferno di un degrado terribile, Anna, Nuzza e Bettina se lo crescono come se fosse figlio loro. Arturo, il pezzo di legno, accudito da tre madri, diventa bambino.

luci Cristian Zucaro
foto Masiar Pasquali
assistente di produzione Daniela Gusmano

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro Biondo di Palermo
Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, 
Carnezzeria
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma

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