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Rapporto “Symbola” sulla Cultura, i comparti più colpiti

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G20 meeting of the Ministers of Culture in the Colosseum, in Rome, Italy, 29 July 2021. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il settore della cultura con un milione e mezzo di occupati e una percentuale del Pil del 5,7% vale 84,6 miliardi di euro, ma la crisi pandemica e poi economica ha ridotto dell’8,1% la ricchezza della filiera con un’occupazione diminuita del 3,5%. È quanto emerge da “Io sono cultura” l’undicesima edizione del Rapporto Symbola, realizzato da Fondazione Symbola con Unioncamere, Regione Marche e Credito Sportivo. Il rapporto è stato illustrato mercoledì 4 agosto alla presenza del ministro della Cultura, Dario Franceschini, del presidente Unioncamere, Andrea Prete, del direttore della Fondazione Symbola, Domenico Sturabotti, oltre all’assessore alla Cultura Regione Marche, Giorgia Latini.

“Anche quest’anno il Rapporto Symbola dimostra con la forza dei numeri quanto sia importante per questo settore investire, crescere, per tutta l’economia del Paese” ha spiegato il ministro Franceschini durante la presentazione del rapporto, aggiungendo che “L’investimento in cultura è una delle priorità per l’Italia proprio per lo sviluppo sostenibile dei prossimi anni. Lo abbiamo dimostrato concretamente nel Pnrr – ha sottolineato il ministro – che ha quasi sette miliardi di investimenti in cultura”.

Secondo il rapporto, nonostante tutto il sistema produttivo, culturale e creativo abbia risentito della crisi, le attività più colpite sono le performing arts (-26,3% di ricchezza prodotta e -11,9% di occupazione) insieme al Patrimonio storico e artistico (-19% in termini di ricchezza prodotta e -11,2% nell’occupazione). Diversamente alcuni comparti culturali e creativi sono cresciuti nel periodo della pandemia, in particolare quello dei videogiochi e dei software.

Dati confortanti arrivano dalle regioni per cui Lombardia e Lazio producono la maggiore ricchezza in termini di cultura; altrettanto importanti anche i legami tra cultura e turismo. La Lombardia è la prima regione per spesa turistica attivata dalla domanda di cultura (3,9 miliardi di euro).

“Se l’Italia produce valore e lavoro puntando sulla cultura, sulla bellezza e sulla coesione, favorisce un’economia più a misura d’uomo e, anche per questo, più competitiva e più capace di futuro come affermiamo nel Manifesto di Assisi” spiega Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, riferendosi al nuovo ‘Bauhaus’ voluto dalla Commissione europea per rinsaldare i legami tra cultura, creatività, produzione, scienza, tecnologia e affrontare la transizione verde. Secondo Realacci “L’Italia dovrà essere protagonista del nuovo ‘Bauhaus’”.

Riguardo alle misure di ripresa del settore cultura Franceschini si è mostrato ottimista affermando che “Le grandi crisi portano grandi problemi, ma creano anche nuove opportunità”. “L’investimento in cultura – ha concluso – è una delle priorità per l’Italia proprio per lo sviluppo sostenibile dei prossimi anni”.

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