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WEGIL, dal 19 al 28 settembre

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NADAB – Immagini dalla diaspora siriana
Fotografie di Alessio Cupelli
A cura di Chiara Capodici

Roma, Wegil ,18 – 28 settembre 2019

NADAB – in arabo ‘la cicatrice’ – in mostra dal 18 al 28 settembre a WeGil, Largo Ascianghi 4, a Roma, spazio della Regione Lazio gestito da LAZIOcrea, con inaugurazione il 18 settembre alle ore 18,30 – presenta un’ampia selezione della ricerca fotografica sulla diaspora siriana condotta in questi anni dal fotografo Alessio Cupelli al fianco degli operatori di INTERSOS impegnati nei Balcani, in Grecia, in Libano, in Giordania e in Iraq.

Oltre 6 milioni di persone hanno lasciato la Siria in cerca di protezione a partire dall’inizio della guerra civile, nel marzo del 2011. Anche se l’85% dei rifugiati ha trovato accoglienza nei Paesi vicini, sono 127 i Paesi del mondo che hanno accolto rifugiati siriani. Il flusso migratorio che ne è derivato ha inciso profondamente sulla geografia economica e sociale di molti paesi, creando nuove sfide di accoglienza e difficili convivenze.

In particolare, la ricerca di Nadab e la selezione fotografica curata da Chiara Capodici si concentrano su due momenti di questa storia. Il primo è legato al flusso di rifugiati verso l’Europa nei primi mesi del 2016, alle vicende del campo di Idomeni nel Nord della Grecia, alla rotta balcanica, alla chiusura delle frontiere e al limbo che ne è seguito. Il secondo indaga le condizioni di vita e le sfide di resilienza negli insediamenti informali e nei campi di Libano e Giordania.

Nadab è la testimonianza di molte cicatrici: quelle legate alle esperienze di luoghi attraversati, vissuti e trasformati, quelle connesse alle macerie di guerre e conflitti ancora vicini nella memoria, dalla rotta balcanica al medio-oriente, ma soprattutto quelle che ogni rifugiato porta dentro di sé.

Luoghi di mezzo, luoghi di passaggio, non-luoghi e neo-luoghi sono lo scenario di questo lavoro fotografico: frontiere e transiti, campi profughi, insediamenti informali, periferie urbane così come stazioni, porti e vie di comunicazione.

Concentrandosi sulla dimensione più intima e umana della condizione di rifugiato, Nadab, pur senza mostrare direttamente il lavoro degli operatori umanitari, evidenza l’importanza della protezione umanitaria, elemento centrale dell’impegno di INTERSOS.

Proteggere, nel linguaggio umanitario, significa mettere in atto ogni intervento finalizzato a garantire il pieno rispetto dei diritti degli individui riconosciuti dal diritto umanitario internazionale e dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Concretamente vuol dire molte cose, come: garantire accesso alle cure mediche, all’educazione, al cibo e all’acqua, a ripari d’emergenza e strutture abitative, alla documentazione legale per tutelare l’identità delle persone, fornire supporto psicologico a chi ha subito traumi e violenze, prevenire violenza e discriminazione di genere ed assistere le vittime, proteggere dallo sfruttamento del lavoro, con particolare attenzione al lavoro minorile, e in genere da ogni forma di sfruttamento.

Alessio Cupelli, nasce a Liegi nel 1981 e cresce nello studio fotografico dei suoi genitori a Pescara. Nel giugno 2015 espone al festival di fotografia romano Fotoleggendo. “Some Kind of Records”, una sorta di taccuino di appunti fotografici nato dalle sue esperienze dei viaggi fatti come collaboratore di Paolo Pellegrin. Nel 2012, insieme ad altri otto fotografi, è tra i fondatori del collettivo fotografico  001. Dalla fine del 2015 inizia a lavorare a Nadab. Nell’estate del 2016, insieme a INTERSOS, ha curato un’installazione permanente a Roma nell’ambito del Festival Villa Ada Incontra il Mondo, mentre una più ampia selezione del lavoro è stata presentata con una personale in occasione dell’edizione 2017 del Festival della Fotografia Etica a Lodi. Sempre per INTERSOS ha curato il progetto transmediale RELOCATED IDENTITIES (relocatedidentities.intersos.org), realizzato con il sostegno di ECHO.

 

Chiara Capodici si occupa di fotografia dal 2005. Dal 2009 al 2016, come parte del duo 3/3 – studio di progettazione fotografica, ha incentrato il proprio lavoro sulla produzione e curatela di libri fotografici e la realizzazione di mostre e workshop in Italia e all’estero, con una particolare attenzione al mondo dell’editoria. A gennaio 2017 ha aperto Leporello, una libreria dedicata all’editoria fotografica, come base e punto di connessione con libri di grafica, architettura, illustrazione, e saggistica; uno spazio espositivo e un luogo di progettazione dedicato ai libri e alle immagini.

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